Il ritorno di Kandinskij in Italia: al Mudec una mostra inedita fino al 9 luglio

opere di Kandinsky
Al Mudec di Milano tornano le opere di Kandinskij in una mostra inedita: approfittiamone per conoscere meglio questa personalità artistica e la sua concezione di suoni e colori.

Torneranno finalmente in Italia le opere di Kandinskij, noto pittore russo e creatore della pittura astratta: il Mudec di Milano renderà omaggio all’artista con una mostra inedita dal 15 marzo fino al 9 luglio, presentando 130 opere (alcune delle quali mai viste in Italia prima), 50 dipinti e incredibili visual-telling in 3D.

Non è la prima volta che l’audace pittura di Kandinskij viene ospitata dallo Stato italiano, anzi, dal 1904 a oggi si contano più di quaranta grandi esposizioni. Eppure, la scelta del 2017 non è dipesa dal caso: quest’anno ricorre, infatti, il centenario della Rivoluzione russa.

Ma chi è veramente Kandinskij e cosa lo accomuna all’Italia?

Il Cavaliere Azzurro

Vasilij Kandinskij nacque a Mosca nel 1866 e lì compì gli studi universitari, laureandosi in Giurisprudenza. Nonostante gli venne subito offerta la possibilità di una carriera brillante, l’artista rifiutò per dedicarsi completamente alla pittura. Si stabilì quindi a Monaco, dove entrò in contatto con numerosi pittori, poeti, critici d’arte e soprattutto musicisti: con alcuni di questi diede vita alla Neue Künstlervereinigung e a Der Blaue Reiter, Il Cavaliere Azzurro, da cui prese il soprannome.

I cavalieri erano un soggetto molto amato da Kandinskij, il quale era legatissimo alle storie e alle tradizioni popolari del Medioevo russo.

L’artista tornò in patria allo scoppio della Prima Guerra Mondiale per prendere parte al rinnovamento della società e della vita culturale del suo Paese dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

Grazie al ruolo di primissimo piano che ebbe in Russia, nel 1921 ottenne il permesso di recarsi in Germania per sei mesi: non fece più ritorno in patria.

Il colore come musica

Nel 1911 Kandinskij riuscì, dopo anni di richieste, a pubblicare Lo spirituale nell’arte. Secondo lui, in tutte le arti era avvertibile una tendenza all’antinaturalismo e all’interiorità, dovuta al fatto che il colore poteva avere due possibili effetti sullo spettatore: un “effetto fisico”, basato su sensazioni superficiali e momentanee, e un “effetto psichico”, causato dalla vibrazione spirituale attraverso cui il colore raggiungeva l’anima.

Il più ricco insegnamento viene dalla musica […] che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita nei suoni”.

Le riflessioni sui rapporti tra pittura e musica lo convinsero infine che i colori dovevano assimilarsi quanto più possibile ai suoni, creando una sorta di tema musicale tramite continui mutamenti delle gradazioni di colore.

opere di Kandinsky

Kandinskij e l’Italia: Roma, Firenze e Venezia

Kandinskij visitò più volte l’Italia, sin dall’età di tre anni; la vista delle principali città lasciò una traccia significativa nella memoria e nel suo modo di intendere l’arte.

Si ricorderà di Roma come una “foresta inestricabile di colonne fittissime”, dalla quale invano tentava di ritrovare l’uscita.

Firenze e Venezia, al contrario, si legarono alla visione del nero, del giallo e del blu, colori fondamentali per l’artista. Il giallo rappresenta nelle sue opere la follia vitale, l’eccitazione e l’irrazionalità cieca, mentre il nero è il silenzio, la pausa finale di un’esecuzione musicale.

Particolare importanza venne data al blu: la sua profondità richiama l’idea dell’infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale.

Blu Cielo (Bleu de ciel) dimostra perfettamente questa teoria: quando il colore è intenso suggerisce quiete, quando tende al nero è drammatico, quando è chiaro diventa indifferente e distante.