Leopardi e la Lettera a un giovane del XX secolo

Lettera a un giovane del XX secolo
Leopardi e la Lettera a un giovane del XX secolo: una serie inorganica di frammenti che attraverso il velo del tempo ci comunicano il messaggio che il Poeta di Recanati ha riservato ai giovani diContinue reading

Leopardi e la Lettera a un giovane del XX secolo: una serie inorganica di frammenti che attraverso il velo del tempo ci comunicano il messaggio che il Poeta di Recanati ha riservato ai giovani di tutte le ere.

Ormai lo sappiamo, la visione di Leopardi come il ragazzetto erudito del pessimismo comico è completamente sbagliata e approssimativa. Il pensiero leopardiano ha infatti un’anima profondamente umanistica e ci ha regalato una visione addirittura profetica sul mondo. La lettera a un giovane del XX secolo è rimasto solo un progetto tra i tanti che Giacomo sognava di realizzare, ne abbiamo testimonianza da diverse note, in buona misura provenienti da Lo Zibaldone. 

Leopardi, Lettera a un giovane del XX Secolo

 

Il punto è: cosa avrebbe detto Giacomo Leopardi a un giovane di nostri giorni? Non esiste una risposta esaustiva a questa domanda ma possiamo essere sicuri che il responso, qualunque esso sia, non potrebbe mai essere anacronistico o in qualche modo legato a un contesto storico e sociale lontano dal nostro. Difatti Leopardi aveva saputo affrontare il tema del progresso nella maniera più attuale possibile, affermando con forza come non si possa parlare di reale progresso se all’evoluzione tecnologica non ne corrisponde di pari passo una umana e sociale.

Leopardi al giovane del XX secolo sembra dire “RIBELLATI al sistema! E piuttosto che ostinarti a vivere tra gli uomini che ti avvelenano, impara dagli istinti ancestrali che governano il mondo animale.”

Giacomo Leopardi

Nello Zibaldone c’è una nota che si conclude con la frase «Può servire per la lettera al giovane del ventesimo secolo». Parla, in quelle poche righe, di una futura civilizzazione delle scimmie, del sentimento di un cane, della felicità dei polipi, del raziocinio delle pulci. Il polipo è un animale che viene generalmente associato alla spiccata intelligenza ma qui Leopardi si riferiva probabilmente alla sua curiosità e alla sua propensione a scivolare negli anfratti più tenebrosi: al suo desiderio di scoperta. E forse c’è anche una matrice autobiografica in questa menzione al polipo, un animale che viene abbandonato dalla madre subito dopo essere stato messo al mondo.

Ancora una volta il punto di vista di Leopardi filosofo è privo di mezze misure. In diverse righe Giacomo si rivolge ai giovani parlando del futuro e consiglia loro di allontanarsi dal mondo noioso dei vecchi che con la presunzione di Dio fanno il mondo tutto a loro immagine e somiglianza privando della sua linfa vitale anche il sangue nuovo dell’umanità. Quanto presente si legge in quelle carte ingiallite dal tempo! Meraviglia anche un Leopardi che decanta le virtù del vino, liquido ispiratore di poesie. Il poeta di Recanati ci avverte, come racconta Virginio Gazzolo, che nei versi il concetto è mezzo del poeta e mezzo della rima, e talvolta due terzi o anche tutto della sola rima. Insomma a volte il senso è inventato dal suono, la poesia dalla materia.

Ciò che Leopardi ci comunica in questi frammenti di una potenziale Lettera a un giovane del XX secolo non è solo un retorico invito a vivere la vita ma una spinta a fare delle propria esistenza un azzardo. Perché? Perché le prudenze appartengono ai vecchi.