Allied: uno specchio ben costruito che rivela solo la nostalgia del passato

Allied un'ombra nascosta
Un film in cui possiamo dire che già il titolo, "Allied - Un'ombra nascosta", ci fa intravedere ciò che non convince: la presenza di un’ombra, dietro agli effetti speciali creati in CGI e ai costumi così perfettamente realizzati, che non ci permette di godere appieno della storia raccontata.

Uscito nelle sale italiane il 12 Gennaio 2017 e candidato all’Oscar per i migliori costumi, Allied – Un’ombra nascosta è un film che incarna la nostalgia che troviamo nel mondo cinematografico della vecchia Hollywood.

La storia è ambientata nel 1942 dove Max Vatan (Brad Pitt), comandate dell’aviazione franco-canadese, viene inviato a Casablanca, in Marocco, per collaborare con Marianne Beausejour (Marion Cotillard) nell’uccisione di un ambasciatore tedesco. I due per riuscire nell’impresa si fingono marito e moglie, così da farsi invitare al ricevimento durante il quale è pianificato di effettuare l’assassinio. L’operazione risulterà un successo, e fra i due nasce l’amore. Ciò li porterà al matrimonio e al disperato tentativo di costruirsi una famiglia a Londra, durante un periodo così caotico, soprattutto per due spie, come la seconda guerra mondiale.

Brad Pitt

Allied è un classico dramma Hollywoodiano, dal sapore nostalgico, reso contemporaneo dalla copertura tecnica del regista Robert Zemeckis (a noi noto per molti capolavori cinematografici, fra cui possiamo citare Ritorno al futuro o Forrest Gump). Tramite gli effetti speciali in CGI e gli splendidi costumi realizzati da Joanna Johnson, riusciamo a vedere e assaporare i vari richiami al passato del regista, ma non a sentirli e a farci pienamente coinvolgere. Questo lo riscontriamo a causa dell’eccessivo affidamento fatto nelle capacità stesse del regista, che ha voluto esagerare in molti momenti chiave del film concentrandosi solo agli effetti speciali e sui costumi per dare rilevanza alla scena.

Marion Cotillard

La storia infatti, come possiamo riscontrare nelle interpretazioni dei due protagonisti, ruota intorno alle contrapposizioni. Inganno e verità, vita e morte, sentimenti e dovere, sogni e realtà, vengono continuamente evocati e li possiamo vedere in varie immagini create dal regista. Elemento simbolico di ciò può essere ad esempio lo specchio, di cui i due Max e Marianne usano il riflesso per scrutarsi l’un l’altra: ciò viene tuttavia poco evocato dai dialoghi dei personaggi. Questo è probabilmente dovuto anche allo scarso supporto dato da Steven Knight, che non riesce ad essere incisivo con la sua sceneggiatura.