Lion, la strada verso casa: un’India diversa da come la immaginiamo

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Candidato a sei premi Oscar, l'ultimo film diretto da Garth Davis è coinvolgente e delicato.

Lion racconta, basandosi sul libro di memorie La lunga strada per tornare a casa, la vera storia di Saroo Brierley, un bambino che sale per sbaglio su un treno che lo porterà a Calcutta, lontano dalla sua famiglia e dal suo Paese. Incapace di tornare indietro, dato che nella metropoli nessuno sembra capire l’Hindi, la lingua da lui parlata, verrà messo in un orfanotrofio e successivamente adottato da una famiglia di australiani in Tasmania.

Tuttavia, dopo vent’anni, Saroo non riesce a dimenticare le sue radici e decide, grazie ai pochi dettagli che ricorda, di rintracciare il suo villaggio d’origine tramite Google Earth.

La prima parte della pellicola è drammatica quanto affascinante. Attraverso gli occhi del piccolo Saroo (Sunny Pawar), il regista ci mostra una realtà indiana povera, umile e violenta, dove i bambini non solo non sono tutelati, ma vengono considerati merce di scambio, spesso rapiti dai trafficanti di organi o rivenduti come schiavi. È un’India molto diversa dal mondo colorato dell’immaginario collettivo.

Nella seconda parte, invece, è Dev Patel a vestire i panni di Saroo, ormai cresciuto ma ancora legato ai ricordi e ai sensi di colpa per non aver ritrovato la sua famiglia. L’attore, conosciuto principalmente per il suo ruolo in The Millionaire, non è mai stato così bravo e intenso.

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Il giovane Sunny Pawar, che è stato scoperto in una scuola per bambini svantaggiati di Mumbai proprio dai produttori di Lion, è semplicemente eccezionale. Anche Nicole Kidman, che interpreta la madre adottiva di Saroo, difende molto bene il suo ruolo secondario.

Scenografia e fotografia creano insieme un connubio perfetto: le immagini dei villaggi indiani, della natura incontaminata e della metropoli caotica e distratta danno vita a un’atmosfera decisamente accattivante, quasi da sogno. Ma le scene di povertà, al contrario, ci riportano alla dura realtà; l’India è un Paese affascinante, soprattutto per gli occidentali, ma Lion non punta a elogiare i suoi colori accesi o la sua cultura variopinta. Garth Davis ha voluto mostrarci la cruda realtà che vi è dietro, dandoci l’impressione di assistere a una vera e propria denuncia sociale.

In conclusione, Lion è un film commovente e raffinato. Una storia vera, triste ma a lieto fine, che fa riflettere: Saroo non è stato né il primo né l’unico bambino a perdersi, ma sicuramente uno tra i più fortunati.