Madre! L’Urlo di un’umanità senza speranza nel capolavoro di Darren Aronofsky

Madre Darren Aronofsky
Madre di Darren Aronofksy è un pugno allo stomaco, una feroce rappresentazione della storia di un’umanità che ci lascia inermi come i colpevoli che hanno appena scoperto il loro crimine. Come si evince dai primi commentiContinue reading

Madre di Darren Aronofksy è un pugno allo stomaco, una feroce rappresentazione della storia di un’umanità che ci lascia inermi come i colpevoli che hanno appena scoperto il loro crimine.

Come si evince dai primi commenti ritrovati in rete, questo è un film che non può passare inosservato e infatti non si è letto a riguardo  un commento che non sia estremo in una direzione o nell’altra: c’è chi urla al Capolavoro e chi ne sconsiglia ferocemente la visione. La verità è che Madre è un film che sconvolge e rimescola le viscere dando allo spettatore la perenne sensazione che qualcosa di tragico e orribile stia accadendo intorno a lui. Solo alla fine quello stesso spettatore capirà, forse, che gli occhi di Lei bruciano di accusa mentre la mano di Jennifer Lawrence si alza per indicare un colpevole senza speranza di redenzione: colui che è seduto sulla poltrona.

In principio, e permettetemi la locuzione dal voluto richiamo biblico, la casa dove si svolge la totalità delle vicende narrate nel film è abitata da un Lui e una Lei, entrambi, come tutti i personaggi del film, non hanno nome. Lui è un poeta che non riesce più a comporre, e badate bene non uno scrittore qualsiasi bensì un poeta poiché poesia viene dal greco poieo che significa creare, e lei la sua muta custode che si occupa di trasformare quella grande casa selvaggia e inaccogliente nel loro paradiso.

mum

Il primo visitatore della casa è un uomo che tra quelle mura chiede rifugio professandosi un grande ammiratore dello scrittore poeta. Ci troviamo davanti ad Adamo, il primo uomo, colui che ebbe il primo contatto diretto con Dio. Quel Dio del vecchio testamento che gli diede La Terra, la madre, Lei, davanti alla quale il primo intruso manifesta meraviglia e incredulità così come riportato nella Genesi. Da qui, tra accenti biblici e metafore del reale, i riferimenti alla storia dell’Umanità scivolano in una sequenza di immagini inquietanti, accentuate da un sonoro quanto meno disturbante.

Così come nel racconto biblico, all’arrivo di Adamo segue qualche tempo dopo quello di una donna, sua moglie: Eva. Entrambi, sebbene ospiti della generosità di Lui nella casa che Lei ha costruito, si comportano con arroganza e maleducazione fino a penetrare nel luogo a loro proibito, lo studio dello scrittore-poeta, in un chiaro riferimento all’albero della Vita. Qui i due rompono con maldestra ingenuità il cuore di cristallo che Lui conserva così gelosamente: la disobbedienza si fa peccato originale. Lui si infuria, proprio come il Dio davanti a coloro che mangiarono la mela, e sbarra le porte dello studio proprio come Dio sbarrò quelle dell’Eden. Ben presto arriveranno nella casa anche i figli dell’uomo e della donna, i due litigheranno per denaro fino a quando uno non ucciderà l’altro: e così Caino uccise Abele. La prima goccia di sangue sul pavimento della casa segna l’inizio del cancro che si diffonderà ovunque, provocando un dolore fisico a Lei che con tanto infinito amore aveva cercato di preservare la solitudine di quel mondo fatto solo di loro due.

Ancora una volta quel Dio che non può non amare le sue creature, dà a quegli esseri imperfetti il perdono e un posto in cui piangere. Ma gli uomini tradiscono ancora la sua fiducia passando presto dal dolore di un funerale al degenero del peccato e ai vizi sfrenati. La casa viene così invasa da altri uomini che iniziano a distruggerla, a non averne cura, mentre Lei, la Madre, soffre nel silenzio. E Dio mandò il Diluvio Universale, rappresentato nella pellicola dalle tubature dell’acqua che si rompono a causa della prepotenza dei suoi ospiti. Le mani di Jennifer Lawrence che chiudono la saracinesca dell’acqua rappresentano di nuovo l’amore della Madre Terra che si lecca le ferite e si rimette a disposizione del Dio poeta.

In Madre! quella che solo a un primissimo sguardo sembra una vicenda di una coppia in cerca della sua dimensione e della sua intimità, diventa quasi subito l’epopea di un’umanità marcia e destinata alla perdizione, e di un Dio che nel suo infinito amore non può che immolarsi per lei.

madre film_ Darren Aronofsky

Presto, infatti, i visitatori della casa si fanno più numerosi. Essi si dicono, così come il primo intruso, dei fan (o sarebbe meglio dire dei fanatici) del Poeta. A questo punto arrivano i sacerdoti: uomini scarni nell’aspetto e ipocriti nell’animo che infiammano le masse ormai  impadronitesi della casa. Qui Darren Aronofsky ci mostra in una lunga e magistrale sequenza tutte le piaghe del mondo moderno: dal fanatismo religioso allo scontro di classe passando per la decadenza dei costumi.

La Madre non è più padrona a casa sua. È spaventata, indifesa e abbandonata, e cerca di rifugiarsi dove può proteggendo il frutto che porta nel grembo. La casa è ormai distrutta, rimane solo un luogo sicuro: lo studio laddove i primi uomini avevano commesso il peccato originale. In questo punto la pellicola raggiunge forse l’apice della sua ferocia con una Lawrence che si fa da Madre a Madonna distrutta dal dolore del parto prima e dalla perdita poi.

Lui e Lei, Dio e Madre-Amore-Terra, si rifugiano in quella camera che sembra proteggerli dagli invasori della casa. Tra quelle mura Lei partorisce il loro figlio e prega lui di scacciare quegli uomini che tanto sofferenza le hanno recato. Ma lui non lo fa, anzi, dà il bambino alla folla che lo attende al di là della camera, lo fa perché crede e spera che l’innocenza possa salvarli. E così gli uomini prima adorano il figlio dell’uomo e poi gli spezzano il collo riducendo il neonato in brandelli dei quali poi si ciberanno portandoli alla bocca come fossero la particola consacrata durante la messa: è il calvario della passione del Cristo.  Similmente è vivida la similitudine tra i vandali che saccheggiano la casa e i soldati Romani che si spartirono le vesti di Cristo prima della crocifissione.

Tanto dolore la Madre non può sopportare, la Dea (così la chiama Lui durante la tutta la durata del film, mia dea, in un’espressione che ha ben poco a che fare con un film rosa) si rifugia in cantina e qui dà fuoco a tutta la casa ponendo fine alla sua vita e quella degli uomini-invasori. Su questa scena vorrei soffermarmi per dare rilievo ancora una volta al mirabile gusto di Aronofsky che ricordiamo, non è solo regista ma anche sceneggiatore di Madre!

La Madre dà fuoco a un serbatoio di gasolio per il riscaldamento della casa, qui il riferimento alla caccia al petrolio e al relativo problema dell’inquinamento delle acque e dell’aria è lampante. L’incendio viene appiccato attraverso un accendino, non un accendino qualsiasi ma proprio quello che il primissimo visitatore della casa utilizzava per accendere le sigarette che gli regalarono un cancro mortale. In parole povere: la Madre distrugge l’uomo utilizzando i suoi stessi strumenti di distruzione, proprio come da sempre l’uomo avvelena e distrugge se stesso a causa dei suoi vizi e della sua avidità.

Nella scena finale Lui, il Dio Poeta, riporta il corpo sfigurato e ormai in fin di vita di Lei nella casa carbonizzata, in una scena che sembra riproporre il quadro della Pietà del Michelangelo.

Io sono io e tu sei la casa dice il Poeta alla Madre che darà il suo cuore come ultimo atto della sua generosità e del suo amore a Lui, e quel cuore diverrà un altro cristallo che darà inizio a una nuova creazione. Il cristallo non è un elemento simbolico a caso, pare in fatti che i primi frammenti genetici derivino appunto da questo materiale. Nella scena finale il nastro si riavvolge, c’è sempre un Lui, un Poeta, un solo Dio, e nel letto a svegliarsi senza di Lui un’altra Madre con un volto solo leggermente diverso. È l’inizio di una nuova creazione, di una nuova speranza.

film Madre_Darren Aronofsky

Non meraviglia il fatto che, come Aronofsky ha confessato, la sceneggiatura di Madre! sia stata scritta in una sola notte in cui la collera per un’umanità indifferente al suo sfacelo ha preso il sopravvento. Alla fine del film, sui titoli di coda, è chiara tutta la potenza drammatica di quell’insolito punto esclamativo nel titolo dell’ultimo controverso lavoro di Darren Aronofsky. No, non è un film per chi è debole di stomaco, ma in che modo una così verace storia dell’umanità nella sua reiterata perversione sarebbe potuta essere altro da questo?

Sebbene le intenzioni della regia siano chiare dopo venti minuti dall’inizio della pellicola, la metafora proposta dal regista americano del Cigno Nero e di Requiem for a Dream è assolutamente calzante e per molti versi geniale. La storia d’Amore tra Dio e la Terra impersonata dalla Madre non può che essere una tragedia dove l’uomo-distruttore viene più e più volte perdonato senza trovare mai redenzione. Javier Bardem nel ruolo di un Dio innamorato della sua creazione è semplicemente sublime e il viso di Jennifer Lawrence, che non a caso nelle locandine del film sembra preso dalla tela di un quadro rinascimentale, è quanto di più perfetto si possa immaginare nella rappresentazione della Madre che nella straordinaria interpretazione di questa attrice sa regalare allo spettatore dolore accecante e tenerezza infinita con un solo muto sguardo.

Infine, un inconfessabile e desolante pensiero mi divora mentre le luci si riaccendono sulla sala: quanto sarebbe bello questo Mondo senza l’Umanità, con un Dio che fa l’amore tutto il giorno con la sua Madre?