La Bella e la Bestia: niente più che un film per nostalgici

La bella e la Bestia film
La bella e la bestia è finalmente arrivato nelle sale italiane, attirando non solo bambini ma anche un'intera generazione di nostalgici disneyani.

Tante erano le aspettative per questo remake de La Bella e la Bestia, soprattutto per il cast promettente.

Emma Watson è stata a lungo nei mirini della critica, ma si è rivelata apparentemente ideale per ridare vita alla protagonista. Belle è una principessa “moderna”, che vuole rimanere fedele a se stessa ad ogni costo e che mira alla propria autorealizzazione. Una figura, insomma, a cui il villaggio è ostile perché troppo estranea al sistema… e che l’attrice britannica è riuscita ad incarnare perfettamente, mettendone in risalto l’indipendenza, la determinazione e il coraggio. Nonostante non si possa dire che questa sia stata un’interpretazione impegnativa, Emma risulta sicuramente migliorata dai tempi di Harry Potter.

Luke Evans (Gaston) è superbo, espressivo ed energico, forse il migliore del cast.

La Bella e la Bestia mostra alcune differenze con il cartone del 1991 e, soprattutto, molte similitudini… ma andiamo con ordine. Il personaggio di LeTont, primo omosessuale dichiarato nella storia Disney, si inserisce bene nella storia canonica anche se, ammettiamolo, in maniera abbastanza stereotipata.

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Al contrario della pellicola del 2014, libera interpretazione della favola francese, questa è stata girata con il preciso intento di suscitare le medesime sensazioni e di ricreare lo stesso ritmo, le stesse scene e le stesse battute. Una scelta esagerata (e forse per alcuni versi deprecabile), ma che di certo non è dovuta a un eccesso di pigrizia. L’effetto viene inoltre mitigato dall’aggiunta di canzoni e scene nuove, che il regista ha giustificato così: “Volevamo approfondire i personaggi principali. Non c’era bisogno di modernizzarli, come nel caso di Cenerentola in cui il cartone risaliva al 1951. E così abbiamo lavorato per rispondere a domande che i fan avrebbero potuto farsi”. E difatti ci ritroviamo davanti a diversi particolari della vita di Belle prima dell’arrivo al castello e scopriamo la sorte della madre e l’infanzia della Bestia stessa.

Viene da domandarsi se queste “aggiunte”, di per sé superflue, non siano state impiantate nella pellicola per giustificare l’esistenza di questo film che, tutto sommato, fa rimpiangere il classico d’animazione in più parti.

Nota assolutamente negativa per il doppiaggio, fastidioso e impreciso fino all’eccesso. Basti pensare, tra tutte, alle voce di Lumiére, qui piatta e priva di personalità mentre noi tutti la ricordiamo così enfatica e caratteristica, capace di suscitare vere e proprie esplosioni di emozioni nell’originale

È innegabile la cura per i costumi e per l’ambientazione: capiamo subito che non siamo più in un vago settecento francese, bensì in un’epoca caratterizzata dalla moda Rococò e dallo sfarzo tipico di Versailles. I dialoghi però, troppo simili a quelli dell’originale, reggono a malapena in un live action (al contrario delle canzoni, che rimangono affascinanti).

In definitiva, questo è un film per nostalgici, che se farà innamorare i più giovani dei classici disney, farà sicuramente rimpiangere ai non più giovani il classico d’animazione.