Loro – Parte Prima – La Grande Bruttezza di Sorrentino

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La tematica di fondo è sempre quella cara al regista: essere al mondo e viverne la decadenza, ma stavolta l’espediente per raccontarlo non è più La Grande Bellezza ma La Grande Bruttezza di Loro, quelli che contano.Continue reading

La tematica di fondo è sempre quella cara al regista: essere al mondo e viverne la decadenza, ma stavolta l’espediente per raccontarlo non è più La Grande Bellezza ma La Grande Bruttezza di Loro, quelli che contano.

Dopo La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino arriva al cinema con Loro, un film su Berlusconi, come spesso viene definito in maniera del tutto imprecisa. Da quello che si è evinto da questa prima parte infatti, più che un film sul Cavaliere questo è, almeno in buonissima parte, un film sul berlusconismo, e non nell’accezione delle strategie politiche del leader del centro-destra. Il berlusconismo che Sorrentino porta sullo schermo è quello della cultura che oltre vent’anni di Berlusconi hanno portato in Italia, e quando parlo di cultura mi riferisco a quella voce di qualsiasi vocabolario che recita l’insieme dei valori, delle tradizioni e dei costumi che caratterizzano la vita sociale di un popolo. E i protagonisti del film sono proprio Loro, quella squadra di arrivisti, sessuomani, faccendieri, puttane, in una parola corrotti, che quella cultura ha contribuito a nutrire, per poi fagocitare, risputandone fuori di altri, di nuovi, ma sempre alla ricerca spasmodica di arrivare a Lui.

Alla camera da presa Sorrentino sperimenta sempre molto, questa volta utilizzando diversi zoom e cambi di scena immediati che ricordano il migliore Tarantino. La regia è sempre alla ricerca della forma perfetta che dia corpo a un punto di vista visionario, a volte forse eccessivamente artefatto. Un formalismo al quale siamo ormai abituati.

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Accanto a personaggio veri e chiamati per nome, (Noemi Letizia, Mariano Apicella e Veronica Lario per dirne alcuni) Sorrentino inserisce personaggi che, seppur inventati, ricordano i grandi protagonisti dell’epica Berlusconi: il Tarantini messo in scena da Scamarcio è uno di questi (anche se il regista ha smentito questa supposizione), ma sicuramente la Kira di Kasia Smutniak ci ricorda Sabina Began, “l’ape regina” dell’harem del Cavaliere. E poi c’è Dio, un personaggio totalmente inventato, forse, ma che a qualcuno ha ricordato l’imprenditore e massone Licio Gelli.

Se ne La Grande Bellezza Sorrentino aveva portato in scena la bellezza classica, lirica e solenne, per poi mettere in luce la sconfitta e l’ipocrisia dell’ambiente borghese, in Loro è un altro l’estetismo messo in scena: la Grande Bruttezza, lo squallore e il vizio di quelli che contano, uno spettacolo grottesco che a tratti suscita il sentimento del contrario di Pirandelliana memoria. E non c’è spazio per l’ipocrisia, perché tutti condividono lo stesso obiettivo: arrivare a Lui per “arrivare” nella vita. Le immagini sono forti, con una grandissima presenza del nudo femminile, il ritmo veloce e cadenzato soprattutto nella prima metà del film. Lo spettatore viene abbagliato da luci, orgasmi, feste, puttane e interminabili piste di cocaina. Nell’attesa della seconda parte, i personaggi di Loro hanno un destino segnato, il costo di quella ricerca smodata del successo e del lusso ha un unico prezzo: l’infelicità.

Singolare la scena in cui Sergio Morra, arrivista per eccellenza, che pur di arrivare a Lui mette su un’agenzia di escort e compra la villa in Sardegna proprio di fronte a Villa Certosa, organizza un maxi festino a base di MDMA perché a Lui queste cose piacciono. Lui infatti è l’appellativo del quale si servono Loro per indicare il Cavaliere, e bizzarramente è anche il nome con cui viene memorizzato sulla rubrica del cellulareSi tratta di una sequenza che raggiunge un estetismo esasperato, con una sensualissima Kasia Smutniak che balla come una Venere del Botticelli in fattanza e sovrasta la costa Smeralda dal piedistallo di una piscina. E quando arriva il tramonto con la sua luce rossa colpisce quei corpi nudi che si dimenano, nei loro occhi balena una tristezza infinita, una fame costante ancora una volta rimasta insoddisfatta. Dobbiamo restare così dice Sergio, affranto, parlando quasi solo a se stesso. E la festa ricomincerà uguale al giorno seguente, con le stesse puttane tristi, gli stessi fiumi di alcol e droga, nell’unico disperato tentativo di farsi notare da Lui. Una dinamica che ricorda le feste eclatanti organizzate dal grande Gatsby per attirare l’attenzione della sua Daisy.

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Ma veniamo alla rappresentazione che questa prima parte di Loro dà di Lui. Quasi la seconda metà di questa prima parte infatti ha come protagonista il Cavaliere nella sua villa in Sardegna insieme alla moglie Veronica Lario, interpretata da una bravissima e inedita Elena Sofia Ricci. Si deve ammettere che, almeno sulle prime battute, l’interpretazione di Servillo appare quasi troppo caricaturale, perfino il trucco di scena sembra (forse volutamente) una maschera di gomma che ricorda quelle usate da certi ladri per assaltare banche e convogli. Ma forse la chiave di lettura è proprio questa: Servillo mette in scena una versione caricaturale di Berlusconi che a sua volta è diventato una caricatura di se stesso. Silvio è un uomo triste, sconfitto, che distoglie volutamente lo sguardo dalla catastrofe e preferisce tenersi occupato con le olgettine dei suoi famosi bunga-bunga. Tutte le sue nefandezze, le condanne, le frodi e perfino la sua TV spazzatura, prendono voce attraverso l’ira della moglie Veronica, ormai quasi completamente indifferente ai tentativi di Lui di riconquistarla.

In questo primo film il mondo a Villa Certosa sembra essere completamente separato da quello di Sergio Morra e dell’esercito di corrotti che cercano di avvicinarsi a Lui. Una misura del tutto momentanea, infatti è proprio quando i due mondi arrivano per incontrarsi che questa prima parte si chiude lasciando lo spettatore trepidante sull’angolo della poltrona. Il sipario si chiude sul più bello, sospendendo un dramma che prende sempre di più le misure del grottesco.

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