Sense8: la preziosa suggestione della Serie TV delle sorelle Wachowski

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Sense8 è una serie TV avvincente, piena di sentimento ma anche di azione. Le sorelle Wachowski stupiscono ancora grazie al racconto e alla caratterizzazione dei loro protagonisti.

È innegabile, siamo nell’era delle serie TV che fanno ormai parte del nostro immaginario, della nostra vita e senza dubbio delle nostre notti insonni col dito pronto a schiacciare play sul prossimo episodio. Eppure fra tutte, adatte a ogni genere e gusto, alcune meritano una riflessione più importante e profonda, soprattutto quando sono in grado di raccogliere e sviluppare attraverso il linguaggio popolare della fantascienza tematiche profonde che scuotano la nostra sensibilità e ne fanno scaturire quesiti altrettanto importanti. Non ci si aspetterebbe nulla di meno dalle sorelle Wachowski che insieme a  J. Michael Straczynski danno alla luce una serie avvincente, piena di sentimento ma anche di azione e di una cura al singolo personaggio a cui questi registi statunitensi ci hanno già abituato con capolavori come Matrix e Cloud Atlas.

Il tema della connessione (no, non quella dei nostri moderni cellulari) è molto cara alle sorelle Wachowski e in Sense8 esplode e coinvolge grazie a un impianto narrativo davvero avvincente in cui le scelte e le invenzioni registiche fanno quasi sempre la differenza. Una menzione particolare alle musiche, stupende quelle originali di Johnny Klimek e Tom Tykwer, e vibranti i grandi classici del Pop-rock internazionale come il successo dei 4 Non Blondes.

Episodio dopo episodio scopriamo che la specie dell’Homo Sapiens Sapiens con  i suoi relativi discendenti non è l’unica specie umana a popolare il pianeta; ne esiste una seconda: l’Homo Sensorium. L’Homo sensorium è in grado di stabilire connessioni psichiche e telepatiche con i suoi simili provocando delle sinestesie collettive quasi reali. Gli otto protagonisti della serie appartengono a diverse aree geografiche ma anche a diverse culture, estrazioni sociali e orientamenti sessuali. Le conseguenze di questo legame psichico diventano fin da subito tangibili nella storia personale di ognuno dei protagonisti: non sono solo le sensazioni a essere condivise ma anche le paure, le inclinazioni naturali (come la bravura nel recitare di Lito o l’avventatezza di Wolfgang) e i talenti acquisiti (come quelli di Sun nelle arti marziali o di Nomi Marks nell’hackeraggio).  Proprio tutto, anche il piacere sessuale o il dolore fisico, è in condivisione sempre e in qualsiasi momento.

sense8 recensione

È solo così che una rivolta per l’acqua in un poverissimo villaggio a Nairobi dove Van Damme guida il suo Matatu può essere affrontata grazie all’aiuto dei compagni di cerchia, come allo stesso modo la fuga di Sun da una una prigione coreana nella quale è stata ingiustamente reclusa può realizzarsi solo grazie alle competenze informatiche di Nomi e al fiuto poliziesco di Will. Quelle di Sense8 sono otto vite intrecciate ma ognuna di quelle vite ha un passato profondo di dolore, perdita e discriminazione.

I Sense8 sono i mai soli perché non esiste tra di loro la barriera del linguaggio e delle parole. Questa è probabilmente la prima considerazione filosofica suggerita dalla serie: l’Homo Sapiens ha scelto il linguaggio come suo sistema comunicativo privilegiato, perché? Perché il linguaggio, non solo quello verbale o scritto ma anche quello delle immagini, ci consente di mentire, di architettare, di persuadere, di ingannare, di trarre profitto e guadagno. Pensateci, cosa accadrebbe se i nostri pensieri non fossero più privati? Il sistema in cui viviamo crollerebbe su se stesso come un castello di carte al minino soffio di vento.

Eppure se pensiamo al rapporto che da sempre l’uomo ha con la diversità, quella dei Sense8 non è solo la realtà più auspicabile ma anche la più logica e naturale. Esisterebbe ancora la violenza, l’emarginazione di alcuni categorie sociali o la povertà se tutti potessimo sentire sulla nostra pelle quello che tutti sentono? Ecco, una serie come Sense8 ci mostra chiaramente, a volto scoperto, come il cinismo e l’apatia siano gli strumenti con cui ogni giorno affrontiamo la realtà. Ma guadagniamo un ulteriore grado di consapevolezza, dalla fiction facciamo un passo successivo verso la realtà e chiediamoci: siamo così diversi dai Sense8?

Sì, i nostri pensieri, quelli più genuini, sono nostri e lo saranno per sempre ma se c’è una cosa che possiamo fare e che dobbiamo fare: condividere le nostre qualità. Se ci pensate bene solo in questo modo è possibile fare la differenza per un nostro simile che vive a Nairobi, a New York o a Reykjavík, solo sotto tale prospettiva la nostra umanità ha senso. Come già era accaduto in Cloud Atlas, la soluzione preferita delle  Wachowski è l’amore come unica forza che può farci sentire meno soli, l’unica che può letteralmente salvarci.