IL PREZIOSO ROSSO MONDO DI ANNA DAI CAPELLI ROSSI

Anna dai Capelli rossi
      Anna dai capelli rossi è senza ombra di dubbio il più celebre romanzo della scrittrice Canadese Lucy Maud Montgomery scritto nel 1908. È considerato da molti un romanzo per ragazze, come seContinue reading

 

 

 

Anna dai capelli rossi è senza ombra di dubbio il più celebre romanzo della scrittrice Canadese Lucy Maud Montgomery scritto nel 1908. È considerato da molti un romanzo per ragazze, come se la letteratura e dunque l’arte dovessero essere intrappolate nella rete dei generi e delle età; Anna non solo è un romanzo per tutti, ma dovrebbe essere letto da tutti, in quanto la sua voce si espande nel cuore del lettore e lo invita ad una riflessione sul suo percorso di vita. Leggendo le pagine ci si sente colti da una calda emozione, potremmo chiamarla Amore, che la rossa protagonista infonde con le sue parole.

Il romanzo è il primo di una serie di otto libri che narrano le vicende dell’orfana Anne Shirley, o meglio Anna senza e come preferisce farsi chiamare, o principessa Cordelia come ama, adottata dai fratelli Cuthbert nella fattoria di Green Gables. Ella arriva non voluta, dato che Marilla e Matthew avrebbero voluto avere un maschio, ma si trasformerà ben presto nel loro regalo più bello, nel fiore più splendido e rosseggiante di primavera. Il lettore seguirà questo cammino divenendo egli stesso Anna e ripercorrendo, tramite le sue monellerie, un’ascesi verso l’età più matura. Questo è il primo grande punto di forza del libro: il pathos che come un’enorme veste ci avvolgerà e non potremo più denudarci da essa.

Perché, direte voi, è bello leggere questo libro, e con bello intendo proprio quel grande senso di Bellezza e di estasi che l’essere umano prova senza necessariamente avere una definizione precisa, questa bellezza ineffabile?

  • Il mondo magico delle parole:

Come si può notare solamente dai nomi con cui Anna si rivolge a sé stessa, la nostra rossa protagonista vive delle parole, si nutre della loro magia. La parola, la Vox Sacra, il Logos, è sempre presso le civiltà ad uno stadio arcaico un sinonimo di potenza magica; la parola crea, distrugge, metamorfizza così che essa diviene il tramite per cui le forze che dominano il mondo agiscono: la parola della divinità diviene legge creatrice dell’universo ed è proprio con la parola che si invoca il divino. La parola, dunque, nasce investita di sacralità e questa mistica atmosfera riecheggia anche in questo romanzo. Anna si serve di essa per astrarsi dalle difficoltà che durante i primi anni da orfana ha incontrato, grazie ad essa  si crea una bolla magica nella quale sorvola il mondo e da povera reietta diviene una principessa; in questa bolla Anna guarda il mondo con gli occhi della fantasia e dell’immaginazione. Infatti, la parola sacra sgorga dalla foce della fantasia e si irradia negli occhi della nostra giovane, dipingendo il mondo coi colori della felicità. Un albero diventa uno spirito con cui conversare, una casa una reggia principesca, un semplice giardino il posto più bello della terra. Anna è una ragazza magica proprio perché si lascia andare all’immaginazione, anche se da grande imparerà a porre dei limiti, ed essa è la sola arma per combattere l’infelicità che l’ebbe circondata prima dei Cuthbert.   Parla con la natura e con i paesaggi che si trova difronte e con la parola crea dei mondi, la sua potenza immaginativa è iperbolica e la stessa Anna lo diventa, reagendo sempre sia nel bene sia nel male in modo esasperato, ma questa esasperazione è frutto delle sensazioni forti che prova grazie alla fantasia.

 Ecco un grande insegnamento per tutti noi: imparare a contemplare e a chiudere gli occhi per inventare, bisogna che ognuno si elevi ad artista, a pittore della propria realtà.

Questo sguardo fanciullesco di primo acchito potrebbe sembrare esagerato, negativo per certi versi, e invece è proprio il mezzo con cui Anna impara dagli errori, cresce e si impone lentamente dei paletti da porre lungo il viale dei suoi giorni, la parola diverrà ben presto pensiero interiore. Liberiamo la nostra fantasia, voliamo, non ingabbiamo.

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  • Marilla e l’incontro con l’altro:

Marilla Cuthbert è forse il personaggio più intrigante del primo libro, difatti l’autrice ne fa un ritratto psichico profondo e intimo.

Ella venne educata in modo rigoroso, ha una mentalità conservatrice e non appena vide Anna provò una sensazione quasi prossima all’odio. Avrebbe voluto un ragazzo che aiutasse suo fratello per i lavori pesanti della fattoria, non una piagnucolona e parlantina. Spesso, però, nella vita ciò che chiamiamo errore, si trasforma nella più bella realtà; Anna è così diversa da Marilla da cambiarla profondamente. L’una è loquace, l’altra è taciturna, l’una desidera fare una miriade di attività, l’altra si dedica alle cose necessarie, l’altra legge nella fantasia la regola della vita, l’altra antepone la materialità. Due universi opposti che finiranno per attrarsi: Marilla non solo si affezionerà alla piccola, ma finirà per conoscere meglio sé stessa. Altra grande lezione del romanzo: la conoscenza di qualsiasi realtà prevede l’incontro con ciò che altro, con il potere della diversità, ed è proprio essa che ci consente attraverso un ragionamento dialettico di scoprire la nostra identità ed originalità, l’altro è la dimensione necessaria al sapere. Marilla scopre che dentro di lei tutto quel crogiolo di etica conservatrice crolla davanti alle gesta della piccola dai capelli rossi, e il crollo avviene tramite uno dei più grandi mezzi di libertà, la risata. La nostra Marilla ne scopre il potere, diviene libera dai vincoli tradizionali, e sarà un personaggio, che pur nel suo ascetico silenzio, amerà la sua bambina. Marilla grazie ad Anna si è guardata dentro ed ha scoperto la felicità.

  • Matthew e l’amore a prima vista:

Al contrario della sorella, egli si lasciò incantare dalle parole della giovane Anna; l’autrice lo presenta al lettore come un serpente ammaliato dal dolce flauto della bocca di Anna. Le sue melodie gli fanno dimenticare la sua timidezza nei confronti delle donne che l’ha incatenato in un cerchio di isolamento nella sua fattoria, ma ora il cerchio sembra rompersi, anche se solo con la bambina, ed egli assapora i mondi fantastici che sente narrare. Matthew viaggia senza aver mai viaggiato e sarà proprio lui a convincere la sorella a tenere la bambina, sarà il primo ad avvertire il suo enorme potenziale espressivo ed intellettivo. Egli alle volte si intrufola negli affari educativi della sorella, comprando dei piccoli regali ad Anna, piccole ricompense per farle capire che lei valga, che lei è il loro grande bocciolo nonostante tutto. Matthew l’amò dal primo secondo in cui la vide, in cui osservò quella strana bambina giunta alla stazione, l’ama di un amore che i greci chiamano Philia , un sentimento di grande appartenenza al mondo della piccola orfana, come se ella fosse la parte mancante della sua anima, un amore che arriva come un grande lampo che squarcia il grigio cielo, recando la luce che Matthew ignorava poco tempo prima.

  • Il valore di ciò che è piccolo:

Anna rappresenta il tipo che lo psicanalista Gustav Jung definisce Puella; non semplicemente una bambina, ma una piccola adulta che coltiva dentro di sé il seme della saggezza. Un parallelo per comprendere la puella lo si può riscontrare nelle fiabe raccolte dai Grimm; in esse spesso si trova un bambino o una bambina emarginati dalla società, esclusi e denigrati dalla vita attiva, chiamati spesso sciocchi, dal greco Nepioi, cioè i non parlanti, color che non sanno ancora ragionare,  i quali, però, divengono artefici di mirabolanti avventure, trasformandosi in liberatori e in saggi governanti. Perché accade questo? Perché essi sono dotati di una coscienza nascente, allo stadio iniziale, un’anima capace di essere vicina alla natura, al contrario della ragione meccanicistica e calcolatoria degli adulti. Non esiste la dicotomia fra l’Io degli uomini e il NON-io, la natura, cioè tutto quello che non è uomo, che è distante da esso; esiste l’unità e la complicità fra le forme molteplici che compongono il reale. I tipi del Puer e della Puella parlano con la natura e con le sue creature; piante ed animali sono spiriti amici non realtà altre dall’uomo e tramite questo dialogo incessante essi conoscono la bellezza e la bontà.

Anna dai capelli rossi è una pollicino della nostra fiaba, è ricca di idee brillanti e conduce alle porte della libertà, ella ci libera dal tiranno della monotonia, dal despota dell’etica conservativa  e delle convenzioni sociali, è la piccola stolta che ci fa comprendere il mondo con la sua anima nascente che ricerca gli spiriti della natura.[1]

 

Leggendo le varie pagine, mi venne a un tratto in mente il personaggio di Madame Bovary, celebre eroina tragica dell’omonimo romanzo di Flaubert. Così uguale ma così inesorabilmente diversa da Anna. Bovary crebbe in un collegio religioso che non le piacque e per crearsi una realtà felice, una piccola oasi di luce in un’oscurità insondabile, leggeva libri romantici; si immergeva negli amori cavallereschi, nelle vicende di eroi che salvavano le principesse che avrebbero poi sposato e puff ecco scomparire il tetro collegio ed apparire il mondo della sua fantasia. Sia Anna che Bovary crebbero con i libri, fomentando la loro fantasia. Ecco, però, che sopraggiunge la diversità, un fantasma che si insinua fra le due ragazze e le dividerà,  assicurando loro due destini contrapposti, di vita e di morte. Questo fantasma della diversità consiste da un lato dal fatto che Anna sia una pollicina, una coscienza nascente, mentre Madame Bovary entra in collegio da adolescente con una personalità più formata, nella quale il legame con il mondo della natura si era ormai incrinato, l’anima nascente è ormai sepolta nei dettami del suo spirito adolescenziale, bramoso di avventure, ma privo di quell’anima e di quello sguardo fanciullesco che caratterizzano Anna; dall’altro è differente il modo in cui le due si servono della loro immaginazione: Anna è inclusiva con la realtà, cioè sfrutta la sua potenza creativa ed evocativa per fondere il suo sguardo nei colori della natura, per cogliere quei simboli segreti, e quindi per potenziare la realtà in cui vive tramite un’osservazione che si libra sulle ali della fantasia, mentre Madame Bovary è esclusiva, cioè non si lega alla realtà potenziandola, bensì se ne allontana; i suoi racconti letti, infatti, la persuadono che possa  esistere un mondo differente rispetto a dove aveva finora vissuto, un mondo di avventure e di principi, peccato che questa realtà altra non esista e quindi Madame Bovary si ritroverà a vivere in un mondo nel quale non sente di far parte, la sua fantasia l’ha esclusa dal mondo e dal tempo degli uomini.

 

In conclusione, Perché dovreste leggere Anna dai capelli Rossi? Non solo perché le sue parole parlano della vita di tutti noi, non solo perché attraverso i ritratti dei vari personaggi esploriamo la molteplicità del reale, ma soprattutto in quanto Anna ha da insegnarci ancora una grande massima: nella vita non esiste un itinerario rettilineo, esisteranno sempre dei bivi; la vita è fatta da tante strade e l’uomo si ritroverà spesso a decidere quale imboccare; noi siamo preda della contingenza degli eventi, non possiamo decidere autonomamente il nostro futuro, perché esisterà sempre un altro fattore che ne condizionerà le scelte, e ciò è proprio l’ultimo grande monito di Anna ai noi lettori, a noi viaggiatori di libri che vogliamo imparare a scoprire questo mondo così complesso; L’orfanella ormai cresciuta avrebbe voluto proseguire su un cammino, ma ha deciso di intraprenderne un altro per amore della sua famiglia adottiva alla quale sente di appartenere completamente, e così ella ci annuncia che dobbiamo sorridere difronte a questi bivi, dobbiamo imparare a sacrificarci per amore di qualcun altro.

Il rosso mondo di Anna diviene così il rosso pulsante della vita e del mondo che viviamo.

 

 

 

 

 

[1] Riflessioni tratte dal saggio introduttivo di Camilla Miglio in Jacob e Wilhelm Grimm Tutte le fiabe prima edizione integrale, Donzelli editore 2015.