Il genere fantastico: quello che i pregiudizi non dicono sul Fantasy

genere fantastico
Il genere fantastico è spesso stato oggetto di pregiudizi: ecco un breve viaggio attraverso la letteratura fantasy per conoscerla e comprenderla.

Nel panorama contemporaneo vi è un genere, non soltanto letterario, che sembra stagliarsi dalla crisi culturale che ci sommerge, esso è il Fantasy, anche detto genere fantastico. Proprio questa sua predominanza, testimoniata dalle varie trasposizioni cinematografiche e teatrali, lo ha esposto a un’ondata di pregiudizi (potremmo parlare di un vero e proprio Tsunami), che lo ha tacciato di essere un genere minore, una scrittura di intrattenimento e dai contenuti frivoli; vorrei, attraverso questo piccolo viaggio nella letteratura del fantastico, aprire una riflessione sul perché esistano tali critiche e da che cosa esse siano alimentate.

Questo genere è nutrito da una linfa potentissima: la fantasia, una capacità che ha permesso all’uomo di dipingere il mondo con i colori più intimi, con le tinte che sgorgano dalle profondità del proprio Io; la fantasia, infatti, nasce proprio dall’osservazione di questo mondo e delle potenze naturali che si manifestano; l’essere umano dei primordi, affascinato e al contempo spaventato da queste forze che non poteva comprendere, ma che desiderava ardentemente capire, possedere, cercò di dar loro un nome – nominare le cose, infatti, significava farle proprie – e di immaginare la loro origine. Il fantastico si lega, così, al rapporto che l’uomo instaura con la natura circostante, un legame basato sulla meraviglia, ma anche sulla paura: è questa assurda ma potente coppia a istillare la curiosità e a far sgorgare le domande, è il fantastico nasce come una delle risposte possibili. Dirà Aristotele: “Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia [thaumazon] riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia.” [1]

L’uomo non sa, ma desidera sapere, questo è il fuoco di conoscenza che arde al suo interno ed è l’ottica con la quale si inizia a esplorare ciò che si ha intorno: la prima forma di fantastico, difatti, è il Mito, il Racconto sulle origini del mondo e delle forze che lo dominano. Il mito ebbe una funzione fra le più importanti, quella di cementificare l’identità di una comunità: ogni Polis, ogni realtà sociale s’identificava nei propri miti e nelle sue varianti, si apparteneva a tale comunità, difatti, solo se si conosceva, si raccontava e si trasmetteva quel racconto. Le radici di una comunità e di un popolo appartengono alla sfera del fantastico, potremmo dire che la mitologia è la prima grande raccolta di cicli Fantasy della storia.

I secoli possono passare, ma la tendenza a porsi domande e trarre risposta dalla propria fantasia non può cessare, in quanto fa parte della nostra indole più recondita, come direbbe il poeta Pascoli, ognuno di noi ha un Fanciullino, un piccolo Io curioso di ciò che percepisce, e l’unico a poterci svelare le connessioni più segrete della natura. La fantasia disvela i simboli nascosti, le parole magiche nascoste dagli alberi, assume un valore sciamanico: è magia, non un superpotere per pochi eletti, ma una capacità umana, tutti noi possiamo considerarci Maghi.

Ai miti si affiancano le favole e le leggende popolari cantate nelle piazze delle piccole città Medioevali e anch’esse innaffiano le radici di una comunità, crescono, così, le piante delle nostre civiltà e la fantasia non è che il suo seme.

Il fantastico ha un’importanza di cui noi sentiamo il fascino, ma quasi ci vergogniamo a discorrere della sua magia, a leggere le sue candide pagine, capaci di trasportarci sulle ali della libertà creativa. Perché?